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[Recensione] “Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstei

Buongiorno e buon lunedì!

Nel corso di quest’anno ci sono stati dei libri letti che appartenevano alla lista di #MyLiberaLoScaffale2021, la sfida di lettura per cui leggere 12 libri che gravitano sullo scaffale da un po’, e a partire da questa settimana ho deciso di smaltire proprio i rimanenti volumi, partendo da questo saggio dedicato a Mary Shelley e al suo romanzo più famoso: Frankenstein!


Nel 1818, due secoli fa, appare a Londra un romanzo anonimo: una storia straordinaria e orrida su un uomo che pretende di creare la vita. Il titolo è Frankenstein. La sorpresa è scoprire che l’autrice è Mary Shelley, partner del giovane poeta Percy Bysshe Shelley. L’opera suscita sensazione: viene portata a teatro e si guadagnerà notorietà planetaria tramite il cinema, impattando sull’immaginario collettivo con la forza di un mito. Eppure il quadro offerto dal romanzo è un po’ diverso da quello cui i film ci hanno abituati; scopriamo che i personaggi principali sono poco più che adolescenti e la costruzione della Creatura avviene in modo differente da quello canonizzato tra teatro e cinema. Ne emerge che il Frankenstein è più una macchina per pensare che un’opera “a tema”; più una provocazione sulle responsabilità personali che la demonizzazione di sfide scientifiche; più la trasfigurazione di tormentate dinamiche psicologiche di un intero clan familiare – tra ambiguità, critiche e lutti – che il gioco intellettuale pur all’origine del testo. Una storia che diventa cartina al tornasole sul travaglio di un’epoca, destinata a restare quale provocazione viva, in tema di felicità e giustizia; e insieme testimonianza di un grande amore.

Ripercorrere le tracce di stesura di un grande romanzo, soprattutto uno di quelli che fanno parte dei Classici, non è mai semplice né prosegue su un percorso univoco. Idee, interessi e spunti narrativi arrivano all’autore dalle (e ne vengono plasmati) fonti più disparate, costruendo un quadro complesso in cui vita personali i propositi narrativi si mescolano con il costrutto socioculturale per creare qualcosa di nuovo, qualcosa che racconti la propria contemporaneità e che al tempo stesso ne testimoni le mancanze, i pregi e le paure con un occhio critico manchi incredibilmente interessato. Prendendo in analisi l’opera più famosa di Mary Shelley, Franco Pezzini studia le diverse costruzioni di Frankenstein; o il Prometeo moderno, per ricostruire tutti i collegamenti storici che hanno portato alla stesura di entrambe le versioni di questo romanzo, la prima nel 1818, la seconda nel 1831, quando la maggior parte delle persone a cui l’autrice si spirata erano già passate a miglior vita, dandole così il modo di ampliare la narrativa del romanzo e includere dettagli omessi tredici anni prima per non offendere o mancare di rispetto ai diretti interessati.

Frankenstein finisce così con l’essere un ideale controcanto femminile all’ideale prometeico, un richiamo alla drammatica solitudine nel mondo fatta carne nella Creatura.

Frankenstein è una storia che echeggia deliri d’onnipotenza, entusiasmi, tormenti di un’età poco più che adolescente.

Scopo del saggio è rivedere tutto l’impianto del romanzo sotto un’ottica più obiettiva e contestualizzarlo con il contesto in cui, in primo luogo, ha avuto origine e che, in secondo, doveva rappresentare non dal punto di vista maschile, ma come visione di una parte della società più reclusa, meno considerata e allo stesso tempo centrale per quel che riguarda lo sviluppo della vita sociale ma anche culturale inglese, vale a dire l’universo femminile, che nel XIX secolo prende uno slancio ancor maggiore nel far sentire la propria voce rispetto a quello del secolo precedente. Il tutto accompagnato da numerose schede descrittive di come sia Frankenstein sia la creatura sono stati percepiti nell’immaginario collettivo e come i diversi media li hanno rappresentati nel corso della loro storia, a partire dal teatro fino ad arrivare al cinema e alle serie TV moderne. Lo stile è quello che, purtroppo, rende un po’ ostica la lettura, perché le numerose digressioni che vanno a spiegare i diversi tasselli che compongono sia Victor come personaggio sia Frankenstein come il romanzo rendono il testo poco scorrevole e difficile da seguire per lunghi periodi. La lettura va fatta in piccole dosi, soprattutto per assimilare bene le nozioni e i dettagli che vengono raccontati a proposito della vita di Mary e di suo marito, ma anche di come la società stessa, con le sue scoperte e gli avanzamenti culturali, abbia contribuito a forgiare una delle opere più innovative del periodo, una che a tutt’oggi viene considerata uno dei grandi classici dell’Ottocento.

Una lettura interessante, anche se a volte un po’ prolissa!

Voi leggete saggi? In genere, quale argomento preferite? Fatemi sapere!

Federica 💋

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