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  • fedecaglioni

Storytelling Chronicles #24

Buongiorno lettori e buon mercoledì!


Oggi torno a partecipare alla rubrica di scrittura creativa Storytelling Chronicles creata da Lara di La Nicchia Letteraria e con banner di Tania di My Crea Bookish Kingdom! A ogni mese è assegnato un tema diverso e per febbraio si doveva creare qualcosa ispirato a qualcuno che amiamo (anche noi stessi, se si voleva) e a una sua grande passione, due aspetti che devono essere rappresentati attraverso il/la protagonista.


Ebbene, senza dilungarmi oltre, vi lascio il mio racconto e il suo protagonista 😊



L'esame


Ok, devo ragionare, altrimenti il problema non si risolve.

No, io non lo risolvo e se voglio superare l’esame è di vitale importanza che i conti tornino.

Li rifaccio un’altra volta, ma il risultato non coincide con quello di verifica. E mi infilo le mani nei capelli, senza distogliere gli occhi dal foglio. Non ci capisco più nulla e so che le formule sono giuste perché le ho applicate anche prima e non hanno dato problemi.

Riguardo il testo, i dati che fornisce, quelli ricavabili in modo diretto, per poi confrontare i passaggi. Non c’è una virgola fuori posto, non nei miei conti. Il che significa solo una cosa: il professore ha trascritto male i dati di base che ci ha fornito nel testo d’esame. Direi che è impossibile, se non fosse già capitato una decina di volte anche durante le esercitazioni.

Mi odierà, lo so, ma non posso fare diversamente. È il mio ultimo esame e non voglio fallire perché lui non sa scrivere. Alzo la mano e visto che siamo in pieno esame nessuno la nota, neppure il professore, preso a fissare lo smartphone. Mi schiarisco la gola e lo sa, lo sa, che sono io perché siamo sempre in quattro gatti a lezione e comunque stringe la presa sul telefono e non alza lo sguardo.

Che stronzo.

Sto per chiamarlo e fargli notare quanto il suo ego di merda stia mettendo a rischio il nostro esame quando una voce leggera alle mie spalle lo fa un secondo prima di me.

«Professor Marchetti, scusi ma c’è un errore.»

Mi giro, come tre quarti dell’aula, verso la coraggiosa studentessa che ha pronunciato la parola che Marchetti detesta sentire associata al suo nome: “errore” è stata classificata come parola-bomba dalla prima lezione con l’ego-maniaco alla cattedra, perché, come ha detto lui, “Io non sbaglio, ho sviste creative”. Ma la ragazza non può saperlo, perché non s’è mai vista in classe. Una cosina così carina non passa inosservata, e fa niente se Marchetti la sta fissando come se gli avesse tatuato la scritta “ERRORE” sulla faccia mentre era distratto, perché è davvero bella da guardare. Oltre a essere coraggiosa.

Sono sempre i migliori a perire. Che tragedia.

«Lei sarebbe?»

«Marta Salvi, la studentessa di ingegneria mandata dal Professor Carli.»

Ecco spiegato perché non s’è mai vista a lezione. Non frequenta il nostro stesso corso, ma quello di Carli, meno complesso negli argomenti e incentrato più su calcoli di applicazione pratica. Un corso che Marchetti ha passato un semestre a insultare.

«Ah.»

Il monosillabo del professore esprime una variegata possibilità di interpretazioni.

Ah, ecco perché ha osato parlare.

Ah, capisco perché crede ci sia un errore, scialba creatura.

Ah, non avrà capito le formule.

Ma tutte queste sfumature Marta non le vede perché non lo conosce. È per quello che non resta in silenzio come vorrebbe il megalomane.

«Vede, nell’ultimo esercizio, il conto di verifica non torna.»

«Avrà sbagliato la formula.»

Coglione. No, sei tu che non sai scrivere un esame senza sbagliare. Ma non c’è modo che glielo dica, perché la ragazza è più determinata di me.

«No. È sbagliato il suo testo.»

Ahi. Questa è una stoccata bella grossa. Non a caso tutta l’aula inspira bruscamente nello stesso secondo e a Marchetti pulsa una vena lungo la tempia. Se non sta attento, tra poco gli esplode. E sarebbe un pessimo modo di chiudere l’esame.

«Come, prego?»

«C’è un errore nella traccia del problema. Deve aver aggiunto uno zero in più, perché se lo si toglie, il problema si risolve in modo corretto.»

Ah, ancora non lo avevo visto. Ma adesso che li guardo meglio, i numeri, mi accorgo che ha ragione lei. Quel cretino ha davvero messo uno zero di troppo.

«Senta, signorina…»

«Salvi» lo aiuta lei.

«Signorina Salvi. Non so com’è abituata nel corso di Carli, ma qui non c’è spazio per piccolezze del genere. Le consiglio di verificare e…»

«Ho trovato anche io il refuso appena segnalato, professore» mi intrometto, degno del mio titolo di nemesi di quel vecchio egocentrico. «Non so se mi ha visto prima, ma avevo la mano alzata.»

Adesso sta guardando me, e in cagnesco. «Cortesi. Sempre in prima fila, vedo.»

Ignoro la frecciatina e mi stampo in faccia l’espressione che i miei amici definiscono “da paraculo”.

«Sempre, professore. Comunque ha ragione lei, c’è uno zero in più.»

Di solito sono il solo a rompere le palle a Marchetti perché sbaglia, ma oggi siamo in due e non può fare finta di nulla perché, anche se mi detesta, sa che non sbaglio. Non mi sono sbagliato una singola volta quando gliel’ho fatto notare, perciò anche stavolta è con le spalle al muro. Lo sa e gli rode.

«Bene» mugugna, abbassando lo sguardo di nuovo sul telefono. «Togliete uno zero a quel benedetto numero e fate l’esercizio. Mi aspetto che sia corretto in tutti gli elaborati.»

Che stronzo. Se la prende con gli altri perché è stato ferito il suo ego. Ma è anche per questo che sono seduto in prima fila. Perché oltre che essere stronzo, è anche svogliato e non una volta si è messo a girare per l’aula. Di conseguenza non sa che dietro la sedia ho incollato un foglio con le formule fondamentali per l’esame.

No, questa volta l’esercizio non lo sbaglierà nessuno. E prima di mettermi a correggere il mio, mi concedo un’occhiata veloce verso la coraggiosissima studentessa di Carli. Mi sta guardando con un’espressione divertita e senza farsi vedere mi indica. O meglio, indica la mia sedia.

Eh, già, lo conosco bene, vorrei dirle, tuttavia mi limito a un occhiolino. Poi torno al mio foglio d’esame, all’esercizio e questa volta tutto fila senza problemi.

Prefetto. E non può essere da meno.

È matematica. Come potrebbe non esserlo?



Spero che vi sia piaciuto! Lasciatemi un commento se vi va di farmelo sapere, anche in caso non vi abbia convinti.


Federica 💋



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