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[Recensione] “Un cavaliere e il suo re” di Bernard Cornwell

Buongiorno lettori!

Questa settimana sarà dedicata ai romanzi storici 😊 A iniziare da oggi con il secondo volume della serie di The Last Kingdom!


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Nono secolo dopo Cristo. Uhtred, giovane inglese allevato dai vichinghi danesi ma tornato a combattere per il suo re Alfredo il Grande, ha conseguito un’importante vittoria e scongiurato temporaneamente il pericolo di un’invasione dal Nord. Ma le corti inglesi sono un nido di vipere e qualcuno trama nell’ombra per far cadere in disgrazia Uhtred e allontanarlo dal sovrano. Costretto all’esilio, il giovane cavaliere si imbarca in una serie di avventure sulle coste inglesi, ma le sue disgrazie non sono finite. Accusato di un delitto non commesso, Uhtred deve affrontare la prova più crudele e temuta dell’epoca: il giudizio di Dio, un duello all’arma bianca tra lui e il suo accusatore. Ma è proprio in quel momento cruciale che una nuova orda di pirati danesi infrange la tregua e dilaga nel regno d’Inghilterra. E Alfredo non può ignorare che l’unico cavaliere in grado di rovesciare una situazione disperata è proprio quello che ha stoltamente allontanato da sé. Allo stesso modo Uhtred sente che l’onore e la fedeltà sono più forti dell’orgoglio. Così con un’abile serie di azioni militari organizza una controffensiva. Ma non sa che, per la libertà della sua terra e la fedeltà al suo sovrano, dovrà pagare un prezzo altissimo.

Uhtred di Bebbanbourg ha sconfitto l’esercito danese di Ubba, consegnando una grande vittoria al Wessex e a re Alfredo, ma invece di recarsi dal re per consegnarli lo stemma del capo sconfitto, preferisce raggiungere la moglie e il figlio appena nato. Ma la decisione tanto umana gli si ritorce contro, perché la verità viene distorta, il suo merito attribuito a un rivale, Odda il Giovane, e per Uhtred appare sempre più difficile conquistare la fiducia del sovrano, soprattutto vista la sua natura irruento e la poca fede cristiana. Sommerso dai debiti con la Chiesa, a cui Alfredo lo ha legato con l’inganno, ora che la guerra con i danesi è sospesa da una tregua, Uhtred parte all’avventura unendosi all’amico Leofric su una nave del re e con l’equipaggio si danno alla pirateria fingendosi danesi, il tutto per conquistare un po’ di ricchezza grazie alla quale sostenere la propria terra e pagare i debiti. Ma se gli eventi all’inizio sembrano favorire Uhtred, gli basta commettere l’errore di unirsi ai danesi per saccheggiare una città per portarlo davanti al re con l’accusa di omicidio.

Tre Parche tessono il nostro destino. Possiamo credere di essere noi a compiere determinate scelte, ma la nostra esistenza è in realtà appesa alle dita delle tre tessitrici. Sono costoro a decidere della nostra vita e tutto è in mano al destino.

Tra vendette personali, bugie e verità raccontate per difendersi dallo strapotere della Chiesa e dalle macchinazioni di Alfredo, Uhtred si ritrova da solo a proteggere il re in un momento di estrema crisi in cui i danesi hanno quasi conquistato l’intero territorio. Come unica speranza per il regno del Wessex, il northumbro – e miscredente – Uhtred si trova a dover seguire un re pio e ambizioso che non si fida di lui, che ascolta i preti quando dovrebbe scendere in guerra e che teme la morte a causa della sua salute sempre precaria.

La verità era, ovviamente, che la sorte di Alfredo era segnata, ma io, con la sciocca caparbietà e l’arroganza propria della gioventù, avevo appena giurato di essergli fedele e promesso di combattere per lui. E tutto, credo, a causa di una bimba di sei anni che mi fissava. E aveva i capelli dorati.

Rispetto al primo volume, in cui viene descritto un po’ il quadro storico in cui si muovono i personaggi, Un cavaliere e il suo re si concentra molto di più sulla figura realmente esistita di re Alfredo del Wessex, colui che ha messo in atto non solo la pratica di registrare gli eventi storici, annotandoli in maniera minuziosa e precisa, ma anche una prima bozza di nazione, o di regno, per come anche oggi lo definiamo. Nelle pagine scritte da Cornwell si attraversano diversi anni di storia inglese nel periodo in cui proprio la parola “inglese” – e insieme il concetto che rappresenta – si va formando sotto il vessillo di un Regno degli Angli con a capo lo stesso Alfredo. Attraverso gli occhi di un signor nessuno come Uhtred, chi viene studiato e rappresentato è la figura umana di un re passato alla storia come il primo vero re d’Inghilterra. Luci ed ombre, manie e punti di forza vengono esaminati da un occhio esterno che ne evidenzia soprattutto le incongruenze religiose rispetto all’acume che lo caratterizzava, rivelando una natura complessa e fragile, ma insieme capaci di risollevarsi di fronte alla minaccia danesi.

«Voi conoscete il motivo che mi spinge a farlo.» «Quello di restare re?» «Quello di non renderci schiavi nella nostra stessa terra», replicai.

È un volume in cui, in alcuni piccoli momenti, si scorge già uno dei focus fondamentali sui quali si concentrerà la storia, vale a dire la figura di Aethelfled, prima figlia di Alfredo e futura signora della Mercia, anche lei figura storica importante e chi avrà di certo un impatto sulla vita e sull’esistenza di Uhtred, comincia anticipano alcune considerazioni che il personaggio, vista la narrazione in retrospettiva, fa quando parla della principessa del Wessex. Un cavaliere e il suo re è un romanzo storico capace di trascinare nella vita dei suoi protagonisti, ma anche di raccontare la storia da un punto di vista pratico e realistico, dando quindi l’idea di ciò che sarebbe potuto essere il normale svolgersi degli eventi alla fine del IX secolo in Inghilterra, o almeno nei diversi regni che andranno a formare un primo embrione del Regno Unito. Può risultare una lettura a volte lenta per le descrizioni delle battaglie, ma di certo rappresenta un quadro fedele della storia che l’autore ha scelto di raccontare.

Adesso la storia comincia proprio a entrare nel vivo, perciò non vedo l’ora di scoprire cos’altro riserva il futuro a Uhtred di Bebbanbourg.

Federica 💋

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