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  • fedecaglioni

“Ricatto di Natale” di L. D. Blooms

Ciao 🤶

Quella di oggi è l’ultima recensione della settimana a tema natalizio! Domani si torna nel mondo di Rebel Queen, però oggi vi porto a conoscere una vera Grinch!


Se c’è una cosa che Ivy Winters detesta con una passione tale da renderla la versione femminile più carina del Grinch, quella è la stagione natalizia. Ivy odia il Natale con tutti e cinque i sensi: dalle canzoni, ai film; dalle decorazioni, alle luci, passando per le pietanze tipiche e le bevande, non c’è una sola cosa che sopporti! Un’infanzia solitaria e durissima, trascorsa a prendersi cura di sé e della sognante e iper-positiva sorella maggiore, Misha, l’ha resa ribelle e irriverente e le ha lasciato un’antipatia smodata per le festività di Dicembre, e per il Governo. Nicholas Jensen sarebbe un uomo normale, se non fosse una star del cinema famosa in tutto l’universo conosciuto in grado di scatenare un tifone ormonale con il semplice sbattere delle sue ciglia; divide il suo tempo fra Los Angeles e New York e si aspetta di passare Dicembre in modo tranquillo e, chissà, magari anche noioso, ma i suoi piani vanno in fumo quando nella sua vita come un tornado di umorismo sarcastico e pessimista arriva Ivy. Ma che cosa può aver messo sulla strada del bell’attore dalla vita all’apparenza perfetta una cyber-attivista con una fedina penale lunga un chilometro, i federali sempre alle calcagna, la fastidiosa abitudine di inventarsi parole che non esistono e un bagaglio emozionale così grosso da poter riempire per intero la stiva di un Boeing 747? E perché sono costretti a passare il mese di Dicembre in mezzo al nulla, nella fredda, nevosa e minuscola città di Havenford, Connecticut? Un ricatto bello e buono e una bimba da salvare in una commedia romantica, divertente e frizzante su cosa NON fare assolutamente nel periodo di Natale.

Ivy Winters odia, con tutta se stessa, il periodo delle feste. Dicembre possiede i venticinque giorni peggiori dell’intero anno e per lei potrebbero tranquillamente andare al diavolo, tanto trova insopportabili i jingle, le decorazioni e compagnia bella. Però quest’anno le cose cambiano, devono farlo, perché Ivy si ritrova a cambiare radicalmente la sua vita da hacker cinica e solitaria per prendersi cura della piccola e indifesa Emma, figlia di sua sorella Misha e rimasta orfana giusto prima del periodo più brutto dell’anno. Ma non è per niente semplice rispettare l’ultimo desiderio di una sorella con la quale non parlava da quattro anni; non è facile impedire che Emma sia portata via dai servizi sociali, soprattutto se la propria fedina penale è secretata dai pinguini dell’FBI e la responsabile del proprio caso la crede una tra le peggiori criminali del pianeta. Però Ivy vuole Emma con sé e per dimostrare di essere idonea alla fido, che male può fare dire di essere fidanzata? Che sarà mai mostrare quella foto sul cellulare all’assistente sociale e farle credere che quell’uomo bellissimo trascorrerà un mese con lei come secondo care-giver di Emma? Beh…

Che cos’ho fatto? E, soprattutto… Che diavolo è questo Nicholas… Jensen?

Nessuno, tranne l’attore più in voga del momento e il prototipo del bravo ragazzo, alto, bello da morire e con l’abilità di ammorbidire persino la più rigida e bacchettona delle donne, proprio l’esempio dell’assistente sociale con la quale Ivy a a che fare. È inarrivabile, ma Ivy è disposta tutto per tenere Emma cose. Veramente a tutto!

“Mi spieghi che succede, prima che io salti alla peggiore conclusione possibile?” “Nah… salta pure. Il peggio che ti potresti immaginare non arriva neanche a sfiorare il casino in cui a partire da questo momento ti dò ufficialmente il benvenuto.”

Ricatto di Natale è un romanzo davvero divertente, dove il sarcasmo di Ivy, il suo odio per tutto ciò che è natalizio e comunque la sua grande risolutezza nel sopportare canzoncine, film e decorazioni varie per il bene di Emma, trascinano la lettura dall’inizio alla fine senza quasi accorgersene.

Ivy si sentiva in preda al panico come un povero sopravvissuto umano circondato da un’orda di zombie famelici, solo che in realtà lei era nel vivaio della città, circondata di abeti di varia forma e misura.

In tutta l’allegria del romanzo, quello che più mi ha colpito e mi ha piacevolmente sorpreso è in realtà la tristezza che permea il personaggio di Ivy e ciò è all’origine del suo rifiuto, del suo immenso odio, per dicembre e le feste. Questa cinica Grinch impossibile da convincere nasconde un animo ferito che ben si sposa con un romanzo a tema natalizio, perché permette di vedere come il Natale possa cambiare la percezione che si ha del mondo, seguendo quell’ottimishmo (perché era Misha l’ottimista tra le due) che lei ha sempre trovato insopportabile, aiutandola a prendere consapevolezza di come la bellezza possa emergere dove meno la si aspetti.

Il Natale serve a questo, Ivy. Il suo potere è farti capire che è in noi che dobbiamo trovare la bontà di fare le cose che rendono felici gli altri… E la forza di fare le cose che sono necessarie per rendere felici noi stessi. Devi solo avere fiducia…

Il romanzo è davvero fantastico e soprattutto adatto al periodo di Natale, ma ci sono due aspetti che, secondo me, lo privano di incisività: il primo sono i diversi riferimenti che fanno capire l’origine dell’autrice, privando così il romanzo della finzione narrativa. Mi spiego meglio: vengono citati elementi caratteristici del Natale, o anche solo della cultura di massa, che però rivelano la loro italianità (come il soprannominare l’assistente sociale “signorina Trinciabue”) e questo fa sì che la trama risulti sminuita, perché è evidente che non si tratta di una traduzione (prova ne è che esiste solo la versione italiana) e fa cadere un po’ l’illusione di avere davvero a che fare con un personaggi nati e cresciuti negli Stati Uniti. Il tutto funziona comunque? Si, ma non benissimo (quindi perché non ambientarlo direttamente Italia?)… Il secondo aspetto è la poca attenzione dedicata alla descrizione effettiva di come e quando cambiano i sentimenti di Ivy e di Nicholas. Vengono raccontate le azioni, ciò che accade mentre il loro “amore“ nasce, ma l’introspezione (anche solo di Ivy, la voce narrante) è ridotta al minimo indispensabile per non essere poi così spaesati al momento decisivo, quando arriva la rivincita dell’amore e dello spirito natalizio. Però, ecco, si ha comunque la sensazione di avere un filtro tra noi e la storia, una barriera difficile da superare nonostante tutti gli aspetti positivi del romanzo.

E voi da che parte state, siete Grinch o elfi di Babbo Natale? Personalmente, una via di mezzo!

Passate una buona giornata e… a domani! Federica 💋

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