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  • Immagine del redattorefedecaglioni

“Oleanna” [1992]

Buongiorno e ben ritrovati in questa nuova settimana 😊

Giovedì scorso ho iniziato a parlarvi di alcuni film che ho visto per un esame e che affrontano dei temi che li rendono dei Classici. Questo parla dell’educazione! 


Titolo Oleanna Regia David Mamet Anno 1992 Genere Dramma Lingua Inglese   Paese di produzione Stati Uniti d’America Soggetto&Sceneggiatura David Mamet Cast William H. Macy, Debra Eisenstadt


Tra i grandi temi, quello dell’educazione e dei suoi possessori è centrale nella mentalità americana e in Oleanna quest’idea di chi possiede la cultura e del modo in cui può essere sfruttata dall’élite per ottenere ciò che desidera si manifesta nei diversi dialoghi tra John e Carol, un professore universitario e una studentessa che non comprende alcuni concetti del suo corso. Lui, sposato, realizzato e in procinto di essere eletto nel consiglio universitario, si trova ad affrontare le difficoltà di una giovane donna nell’apprendere delle nozioni per lui basilari e, ergendosi a esemplare massimo della cultura, si vede costretto ad affrontare una caccia alle streghe. È lui, però, ad essere sotto accusa, con i sessismi, le preferenze e gli atteggiamenti di superiorità tipici di una mentalità sociale votata al maschilismo (che non ha qui una connotazione né negativa, né positiva. Indica solo un modo di pensare e di vedere la realtà) e che trova nella studentessa accusa, giudice e giuria, pronta a stigmatizzare ogni parola detta dal docente.

Le ambientazioni sono ristrette (un ufficio universitario, una camera d’albergo, un corridoio) e le azioni coinvolgono sempre e solo questi due protagonisti, i drammi che scatenano nella vita l’uno dell’altra e le conseguenze delle loro azioni e di ciò che dicono (con un’attenzione particolare al travisamento delle intenzioni e delle parole, soprattutto nel suo uso contro il personaggio di William H. Macy). Dunque lo sguardo si concentra sulle due grandi discussioni che oppongono docente e studente: il diritto all’istruzione universitaria, che John considera abusato e ormai privo di valore perché accessibile a tutti; e il rispetto dei limiti e delle identità personali, dove Carol bolla ogni frase o comportamento di John come sessista, irrispettoso del suo valore come persona e come membro dell’università, in cui è il modo in cui l’altro percepisce le nostre intenzioni a determinarne il reale significato (ad esempio: John, in una scena, afferra Carol per le spalle e la invita a sedersi con una certa solerzia. Per lui, l’accaduto non è quasi degno di nota; lei, invece, lo vede come un’imposizione e una violazione delle sue libertà personali, un’idea e un gesto che si riveleranno fatali per la carriera di John). Quest’idea che il significato delle nostre parole/azioni sia determinato da come gli altri le percepiscono è l’argomento centrale nell’opera di Mamet, che qui è anche regista, ed è, per me, il punto di forza del film. A non essermi piaciuto, però, è il personaggio di Carol perché, anche se ne condivido gli ideali di un sistema più equo e non elitario, con alla base il rispetto reciproco, sono rimasta delusa e spiazzata dall’accanimento che mette nei confronti del docente, in quanto arriva a schiacciare gli stessi diritti che lamentava le fossero negati, soprattutto quello sul diritto di parola e l’esporre il proprio punto di vista.

Voi che ne dite? La verità cambia a seconda di chi la ascolta?

Vi auguro un buon inizio settimana! Federica 💋

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