[Recensione] “Il ladro di baci” di L. J. Shen
- fedecaglioni
- 27 mag
- Tempo di lettura: 6 min
Buongiorno!
Ultimo mercoledì di maggio e vi parlo della mia prima lettura targata L. J. Shen, Il ladro di baci, pubblicato da Always publishing, un dark Romance che è anche il retelling di un paio di storie molto famose: la bella e la bestia e Romeo e Giulietta.

Titolo
Il ladro di baci
Titolo originale
The Kiss Thief
Autore
L. J. Shen
Traduzione
V. De Santis
Editore
Always Publishing
Pubblicazione
Dicembre 2020
Genere
Dark Romance
Formato
Cartaceo (15€) ~ Digitale (5,99€)
Pagine
368
Acquisto
Un bacio rubato a una principessa.Due re in cerca di vendetta.Tre vite intrecciate.
Figlia di uno degli uomini più influenti di Chicago, a diciannove anni, Francesca ha sempre vissuto dentro una gabbia dorata con un futuro ben delineato davanti a sé: ciò che la aspetta non è il college, bensì un matrimonio organizzato. E lei è già certa dell'uomo che sceglierà tra i suoi pretendenti, il suo amore di infanzia.
La sera della sua presentazione in società, Francesca è pronta a donare il suo primo bacio ad Angelo ma invece, complice il buio della notte nera di Chicago, la giovane si ritroverà con l'inganno tra le labbra del perfido senatore Wolfe Keaton.
Il giovane senatore Wolfe ha ordito un piano di vendetta nei confronti del padre di Francesca: il suo primo passo sarà ricattarlo per avere la mano di sua figlia.
Francesca si ritrova così costretta a sposare Wolfe, e il suo intero mondo crolla. Il senatore incarna tutto ciò che la giovane donna disprezza in un uomo: arrogante, spietato, ambizioso e donnaiolo, una persona senza scrupoli.
Eppure la ragazza scoprirà ben presto che sotto la corazza di cinismo e antipatia che Wolfe Keaton si è costruito c'è molto, molto di più.L'unico desiderio di Francesca è tornare tra le braccia di Angelo, l'unico obiettivo di Wolfe è la vendetta.
Ma forse entrambi hanno sottovalutato il potere dei sentimenti che provano l'uno per l'altra.

Francesca Rossi è stata cresciuta come la principessa di casa, una bambolina che, nonostante il suo amore per lo studio, ha un futuro già progettato come moglie e futura madre all'interno del Clan di cui suo padre Arthur è il capo. Non le dispiace l’idea, non quando significa poter sposare il ragazzo che ama sin da bambina, Angelo, lo stesso che il giorno del suo debutto in società non vede l’ora di baciare per iniziare a forzare il proprio destino seguendo la tradizione di famiglia dello scrigno e dei tre biglietti racchiusi al suo interno, uno dei quali afferma che “l’uomo a darle il primo bacio sarà l’amore della sua vita”.
Ma sulla strada di Francesca si staglia il senatore Wolfe Keaton, presente alla serata e interessato a conoscerla, nonostante si sia già fatto un'idea precisa di lei come una ragazzina viziata e superficiale. Tra uno scontro verbale e un ballo in cui Francesca gli confessa il desiderio di gestire da sé il suo futuro sin da quella sera, Wolfe è un uomo che ha un piano e si è appena deciso a costringerla a far parte.
Wolfe Keaton era un ladro di baci.
Ingannata e rubatole il primo bacio, Wolfe si spinge anche a chiedere Francesca in sposa a suo padre, facendo leva sulle tradizioni della famiglia e su un ricatto che ha passato anni a perfezionare e che ora è giunto il momento di mettere in atto. Trascinata a casa del senatore più giovane, tremendo e affascinante contro la sua volontà, Francesca si ritrova prigioniera in una gabbia dorata in cui la sua vita viene usata come merce di scambio nella lotta tra Wolfe e suo padre, uno scontro di cui lei non capisce le dinamiche, uno che la porta a essere costantemente denigrata dal suo “futuro marito”.
Costretta a una convivenza forzata con mostro e spinta dalla governante di lui a cercare di scavare oltre la superficie, Francesca si ritrova coinvolta in un gioco pericoloso in cui la sua vita e quella di Wolfe sono costantemente a rischio, uno in cui i suoi stessi sentimenti vengono messi a dura prova dall’attrazione impossibile da negare verso Wolfe e dalle attenzioni che, nonostante tutto, lui le concede per darle tutto ciò che suo padre le ha sempre negato e dunque riuscire così a indispettire il suo acerrimo rivale.
Tra seduzioni, inganni, malintesi e tentati omicidi, il rapporto tra Francesca e Wolfe si fa sempre più stretto e impossibile da negare, un legame imprevisto che tuttavia potrebbe mettere fine al piano che Wolfe ha ideato e progettato nel corso degli anni. Che cosa vale di più nella vita, la propria vendetta, l’orgoglio o le persone che potremmo amare? Che cosa sono disposti a fare Wolfe e Francesca per proteggere i sentimenti che stanno nascendo tra loro?
Lei era un'entità viva, le sue pulsazioni erano così potenti che si percepivano dall'altra estremità della sala e, per la prima volta da quando l'avevo strappata al padre, avrei preferito con tutto me stesso non essermi spinto a tanto.

Come primo approccio alla penna di L. J. Shen, devo dire di non essere rimasta particolarmente impressionata da Il ladro di baci perché ha due problemi fondamentali: l’ingenuità di Francesca che non è tale fino in fondo e il mix di retelling che si mescolano all’interno della storia. Il primo punto vede Francesca come una diciannovenne che non ha visto nulla del mondo e che si ritrova ad affrontare un uomo adulto (un age gap non indifferente a livello emotivo e caratteriale) senza armi se non un carattere che emerge, però, in modo a volte controproducente. Infatti si dimostra testarda su cose che, a ben vedere, dovrebbe anche assecondare per poter poi, insomma, raccoglie munizioni da usare contro il suo presunto carceriere. Invece, oltre all'assistenza dell'onnipresente governante Sterling, finisce per sembrare una ragazzina passivo-aggressiva che da un lato lui ha ragione a considerare viziata. Dall'altro, Wolfe si pone nei suoi confronti come l'adulto anaffettivo che non ha tempo da perdere con una ragazzina come lei, ma che comunque si trova a dover fare i conti con quegli sprazzi di carattere che Francesca fa emergere poco all'inizio e poi più spesso, per dimostrare che non è come i suoi genitori l'hanno voluta dipingere o far vedere a tutti gli altri.
Da qui si inserisce il secondo dei “problemi” del libro, vale a dire i retelling che fanno da base alla storia: Romeo e Giulietta e La Bella e la Bestia. Partiamo dalla seconda. Tra Francesca e Wolfe c'è infatti una dinamica da prigioniera e carceriere che si trasforma pian piano in un rapporto più “profondo” di quanto non sia all’inizio, ma la parte critica è il fatto che attraversi numerose fasi problematiche prima di portare a una sorta di convivenza emotivamente stabile. Proprio questo problematiche e il fatto che, soprattutto, Wolfe dimostri una chiusura mentale non indifferente nei confronti di lei, rendono la reinterpretazione di questo trope a mio parere per nulla facile da apprezzare, perché non sono riuscita a entrare in empatia con i due personaggi, non fino in fondo e non tanto da apprezzare poi il loro mettersi insieme.
Realizzai che per un altro di quei sorrisi abbaglianti, sinceri avrei sfidato mio padre, ucciso draghi e gli avrei offerto la mia dignità su un piatto d'argento.
L'idea poi che facciano parte di due parti rivali, da un lato Arthur, con tutti i suoi trascorsi criminali e gli omicidi come padre di Francesca, e dall'altro Wolfe, l’involontario interesse sentimentale della giovane e intenzionato a vendicarsi proprio dell'uomo che l’ha messa al mondo, ricorda sì l'opera di Shakespeare, ma anche tanto quei dark Romance legati alla mafia che si vedono spessissimo in giro e che non mi ha dato poi granché dal punto di vista dell’innovazione o anche solo dell'importanza che, per Wolfe, il concetto di vendetta avrebbe dovuto rappresentare.
Sì, è vero che più crescono i sentimenti per Francesca più il desiderio di farla pagare a suo padre potrebbe diminuire, ma qui lo trovo poco giustificato non solo per il rapporto incrinato che si sviluppa tra lei e il padre a causa del fidanzamento, ma anche per il modo in cui è stata trattata prima e continua a essere trattata. Quindi, se Wolfe davvero aveva a cuori gli interessi di lei, avrebbe posto fine a qualunque pretesa del genitore, soprattutto quelle che mettono in crisi il loro rapporto sul finale.
Il finale è il grande tasto dolente di questa storia, per i modi in cui si giunge alla riunificazione tra i due protagonisti dopo l'ovvia rottura classica di storie come questa. Perché si punta il dito sul fatto che sia Wolfe a dover fare un passo indietro, e questo mi sta bene, ma si descrive come un suo abbassarsi alle richieste di Arthur, mentre Francesca resta in disparte a guardare. Ecco, questo dettaglio e il fatto che lei non prende in mano la propria vita, considerato che la scelta è stata sua di mandare in crisi il rapporto, ha fatto sì che il libro perdesse il pathos necessario al ricongiungimento finale. Quello che emerge infatti è più il rapporto di ostilità tra i due uomini, invece che il crescente amore tra la coppia ed è ciò che purtroppo ha reso per me la lettura meno piacevole del previsto.
Forse questo genere non fa per me, o forse non sono compatibile con l'autrice, ma un dettaglio che ho apprezzato è sicuramente lo stile, perché rende il libro scorrevole e per nulla difficile da seguire, pur in tutte le sue criticità.

Federica

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