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Writober [Pt. 2]

Buongiorno 😊

Come vi ho anticipato, oggi tornano i racconti brevi scritti durante ottobre perché questa settimana sono presissima!

I primi quattro sono usciti lunedì e adesso proseguiamo con altri due 😊

Fango

La casa nei boschi ci aspetta più avanti. La vedo, quella maledetta casetta in legno avvolta tra le nuvole basse sopra la mia testa, ma piovono lo stesso madonne perché io me ne sto quaggiù, a correre in mezzo al fango con altri dieci decerebrati che chiamo “colleghi”. Ma sì, passiamolo un weekend nei boschi tutti insieme, a “fare gruppo”. Ci sarà da divertirsi al glamping… Che poi “glam” non era. Né “camping”. Ci siamo ritrovati in un corso di sopravvivenza in stile militare che gli organizzatori chiamano YOLO, perché non puoi sapere che ti capita quando ti sbattono sul percorso e ti dicono: «Ci vediamo alla baita!».

Prima di andarsene con la Jeep… coperta. Perché, ovvio, noi lo YOLO lo facciamo a ottobre, l’ottobre più piovoso della storia dell’umanità. Col freddo e il fango che schizza come acqua attorno ai piedi e ti fa scivolare per terra, così che ti trovi lercio da fare schifo, tremi come una foglia e smadonni perché sai che ti aspettano altri due giorni così… ’na me… «Dai, Giorgio, cammina!» Mara, la collega che tutti in ufficio lumano perché single e bella, mi supera con un sorrisone d’incoraggiamento, la faccia inzaccherata e lo stesso messa meglio di me che paio un disagiato. A lei lo YOLO non dà problemi, a quanto pare… È qui che mi scatta l’idea! Rendiamo tutto più divertente. “Eh, adesso vediamo chi cammina!” La palla di fango mi fa schifo a toccarla, però quando le centra in pieno la schiena dritta e immacolata rido, tipo il cane del cartone animato La corsa più pazza del mondo. Mara si gira e mi studia come se fossi un cretino, cosa che alla fine dice anche. Perché sì, dai, serve sdrammatizzare altrimenti ’sta cosa dello YOLO sarebbe di un deprimente da far paura, oltre che ’na rottura di scatole. Lei glissa, però lo vedo che non se l’è presa, che un sorriso gliel’ho strappato perché se no m’avrebbe urlato contro. Be’, ho fatto trenta… Quando mi metto a correre sollevo l’oceano di fango, ma ehi, è YOLO. Quando mi ricapita di spalmare Mara in mezzo a ’sto casino? Se si vive una volta sola, meglio sfruttare l’occasione quando si può! YOLO!

Pane

Impastava. Impastava con forza così che acqua, farina, sale e il lievito si mescolassero alla perfezione. La base di pane del tortino era la parte più importante della ricetta, serviva ad accogliere il sugo e poi a ricoprire il tutto prima di metterlo in forno.

Adorava i tortini di carne, ma era sempre più difficile trovare materia prima di qualità da mettere nel ripieno, non con tutti i tracciatori, i cellulari e le telecamere presenti in ogni angolo della città. Cucinare la ricetta che si tramandava da generazioni nella sua famiglia era una tradizione. I suoi antenati si erano dovuti trasferire da Fleet Street secoli prima, per acquistare un negozio con sopra l’appartamento a un paio di isolati di distanza, trasformando nel tempo un’impresa di famiglia in uno dei colossi dell’industria del nuovo millennio. Lui era l’ultimo in linea temporale e aveva creduto di aver trovato la donna perfetta con cui costruire una famiglia sua e proseguire la tradizione. Peccato, si era rivelata identica a tutte le altre. Era stata fantastica finché non le aveva raccontato da dove derivasse il suo cognome, Toddson; poi alla ricetta del pasticcio di carne si era rivelata una sciocca perbenista, minacciando di chiamare le polizia e dandogli del depravato, del pazzo omicida. Gli era dispiaciuto fermarla, zittirla in modo tanto brusco, ma non aveva potuto impedirlo. Gli sarebbe mancata terribilmente… Presto il pasticcio di carne sarebbe stato pronto, e una parte di lei lo avrebbe accompagnato per sempre. Però ora impastava, impastava, impostava.

Il secondo è inquietante per i miei standard, ma spero vi siano piaciuti entrambi!

Fatemi sapere. Federica 💋

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