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  • fedecaglioni

Into the Woods

Buongiorno 😊

Oggi vi aspetta un racconto un po’ particolare… Partecipa a Il Club di Aven di questa settimana, a tema “bosco”, ed è legato a quello scritto l’ultima volta. Dovrebbe anche essere un riscrittura di un vecchio pezzo già pubblicato tantissimo tempo fa, però è uscito di getto tra ieri sera/notte e questa mattina. Non credo sia perfetto ma spero che vi piaccia!


Melody correva veloce, sfrecciando tra gli alberi fitti del bosco, mentre alle sue spalle le unghie dei predatori non le lasciavano spazio per indugiare. Gli anni le avevano insegnato che nulla, oltre i confini del villaggio, potava essere chiamato un luogo sicuro. Negli ultimi giorni quel monito era più vero che mai. La ragazza morta qualche giorno addietro, quell’idiota che l’aspettava nel mulino. Loro due si erano ritrovati davanti al pericolo e lo avevano atteso a braccia aperte, trasformando le vite di tutti in una reclusione forzata all’interno del villaggio. I suoi piedi toccavano a malapena il terreno, sfiorando il suolo quei secondi sufficienti a non fermarsi. Le dita la tenevano in equilibrio, tocchi leggeri alle cortecce ruvide che raddrizzavano la traiettoria della sua corsa abbastanza da non perdersi. Abbastanza da tenere quelle fauci schioccanti lontane dalla sua carne. Li percepiva, come fremiti ghiacciati lungo la pelle, e sapeva esattamente che presto le sarebbero balzati addosso. Era una certezza che cresceva a ogni respiro, inevitabile come l’odore acre di muschio che si sollevava dal terreno al suo passaggio. Ne riconosceva persino la fame, inscritta nei suoi ricordi recenti quanto lo erano i sentieri che percorreva da quando aveva memoria. Melody conosceva il bosco meglio della propria anima. Anzi, quel luogo era la sua anima, sfaccettata quanto lo erano le creature che vi abitavano, e per questo seppe riconoscere l’attimo esatto in cui le creature alle sue spalle decisero di finire la propria caccia. Un artiglio le sfiorò la spalla, mancando di dilaniarla solo perché si lasciò cadere a terra, immersa tra fango e radici umide. Rotolò tra anfratti di roccia e legno, sentendo i vestiti strapparsi quando un sasso le catturò le brache e ne trattenne il fondo nei suoi spigoli frastagliati. Si accucciò, strappandosi il mantello dalle spalle quando questo minacciò di tenerla imprigionata contro un castagno. I suoi occhi indugiarono nell’oscurità tra i fusti nodosi. Non vide il lupo che le dava la caccia, ma ne percepì tutta la brama omicida e la fame. Il predatore, però, attendeva. Minaccioso e letale, la scrutava da un anfratto senza muoversi. Sentì i suoi artigli scavare nel terreno morbido, penetrandovi con lentezza come stessero affondando nella sua carne. Melody capì in quell’istante quanto vicina fosse alla sua morte. Eppure, in quell’esatto momento, i suoni si oscurarono. Il suo respiro si calmò, arrivando a tranquillizzarsi quando, quasi per effetto di una malia, il suo corpo comprese di non essere più solo di fronte al pericolo. Quella sensazione aveva da sempre fatto parte di lei. Sin da bambina riconosceva quel cambiamento impercettibile che avveniva nel bosco come il segnale che, in un qualche modo, non le sarebbe capitato nulla. Per anni aveva creduto si trattasse di spiritelli, esseri invisibili che popolavano gli alberi secolari e che la trattavano con attenzione e rispetto; poi, inseguita come quel giorno da un predatore affamato, aveva dato un aspetto e una forma allo sguardo protettivo che credeva di conoscere. Quel che aveva scoperto l’aveva sconvolta e intimorita al principio. In seguito aveva compreso che, non sempre, ciò che esisteva di pericoloso nel profondo del bosco si traduceva davvero in una minaccia all’esistenza. Quella sensazione di inattesa calma ne era una prova. La sua mano ebbe un fremito nell’estrarre il coltello dal fodero, placato a stento mentre lasciò che un grosso lupo nero le sfilasse accanto e le si sistemasse di fronte, la posa guardinga e attenta di un difensore pronto a colpire. Dall’altro lato, i movimenti aggraziati di un letale e silenzioso (predatore) avvolto in una pelliccia argentea, sopraggiunse il suo padrone. Tutto ciò che Melody vide di lui furono la maschera di lupo che celava il suo aspetto e due file di denti bianchi, aguzzi e in bella mostra nel ghigno che attraversava quel volto animalesco. Lo guardò allungare una mano verso la propria schiena, le dita pallide e affusolate che si strinsero attorno il manico di una scure bipenne. La liberò senza sforzo dall’anello che la tratteneva sulle sue spalle, facendone scintillare il profilo nonostante non vi fosse sufficiente luce da permettere di vedere cosa stesse per accadere tra quelle alte fronte. Melody non si stupì del sibilo che fendette l’aria quando ciò avvenne, né trovò insolita la vicinanza di quella creatura a metà, non del tutto umana, ma nemmeno completamente animale. Si sentì al sicuro, protetta da quei due furiosi predatori mentre il terzo ringhiava e schioccava ls fauci quasi per ricordarle che sarebbe forse stata la sua prossima vittima. E mentre le tre fiere si mossero le une contro le altre, lei si ritrovò a pensare che, alla fine, il bosco del terrore e degli omicidi insensati poteva diventare una casa amorevole e benigna, protettiva anche, se solo avesse compreso per tempo quale sentiero sarebbe stato saggio intraprendere.

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