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“The Quick: Misteri, vampiri e sale da tè” di Lauren Owen [Domino Letterario]

Buongiorno e buona Domenica 😊

Pubblicazione speciale perché è nel weekend, ma non potevo rinunciare al Domino Letterario! Ormai conoscete questa catena tra libri e blog, sapete quindi che si tratta di un’iniziativa collettiva tra blogger e che consiste nel collegarsi a chi ci precede per un qualche dettaglio comune tra i libri scelti. Il mio si ricollega a Attraverso i miei piccoli occhi di Co’s Notebook!


Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’Ægolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro: una serie di sorprese che lasceranno il lettore senza fiato fino all’ultima pagina.

A fare da sfondo a questo romanzo di Lauren Owen è una Londra vittoriana, in cui si dipana la storia di Charlotte e James, fratello e sorella che, contro i loro desideri, si ritrovano coinvolti nei misteri dell’Ægolius, un oscuro club londinese che accetta solo cinquantadue membri. Ma non è la solita Londra di fine ‘800 perché, tra le ultime commedie di Oscar Wilde e i cambiamenti di fine secolo, nella capitale britannica si muovono figure incredibili e mitiche, che da sempre fanno parte della cultura letteraria inglese: i Vampiri.

Mi disse che Kingstead gli aveva rivelato un’interessante verità: che un uomo può morire e ritornare alla vita benedetto da eccezionali poteri, praticamente immortale.

Ma non è un classico tipo di vampiro quello che vive nel romanzo di Lauren Owen, perché rispetto al grande esempio dato dal Conte Dracula qui queste creature riescono a vivere una vita più “normale”, purificata da credenze e superstizioni, e che in The Quick viene analizzata al microscopio. Ogni dettaglio preso in esame e verificato per poter definire la portata dei loro limiti ma, soprattutto, la grandezza dei loro poteri eccezionali. Sono Spenti e non vampiri, un termine che appare forse tre volte in tutto il romanzo, diffondendo in queste figure super sfruttate un tocco di modernità che avrebbe potuto (e dovuto) dare una svolta positiva alla storia ma che, in realtà, resta quasi sottotono, una casualità nella quale è capitato di imbattersi. Gli Spenti, così come gli Animati (umani ancora in vita), sono descritti fiaccamente, in una narrazione che parte da un quadro ampio per poi gettarsi nel succo della vicenda quasi forzatamente e finendo per far procedere la storia con un passo lento, stanco, esattamente come appaiono questi potenti individui.

Benché possano apparire a prima vista nel pieno delle loro forze, se li si guarda meglio hanno un aspetto strano, quasi polveroso. Sono molto taciturni, la pelle sembra sbiadita come stoffa consunta.

È un romanzo che ho iniziato con grandi aspettative, perché trama e ambientazione rientrano appieno nei miei gusti. Purtroppo non è riuscito a soddisfarle e sin da subito mi è mancata quella connessione con la storia e i personaggi che lo avrebbe reso un romanzo eccezionale. Come vi dicevo, ho trovato la narrazione lenta, troppo articolata e dispersiva nel scegliere un quadro narrativo molto ampio.

tuttavia, i morti viventi hanno sottovalutato un’altra minaccia. Si narrano molte storie su di loro. Romanzi, poesie, opere liriche ne parlano. Pian piano, come in un sogno insidioso, la loro esistenza è diventata conoscenza comune attraverso racconti popolari mezzo dimenticati. In questo modo, benché siano stati presentati come personaggi d’invenzione, hanno ricevuto un nome.

L’unico aspetto che mi ha colpita è questo, il gioco tra realtà e finzione che si instaura nell’analizzare ciò che si sa su queste creature per verificarlo e archiviare così ciò che è semplice superstizione o diceria. È interessante, perché dà un fondo reale a tutto quello che si è sempre visto come finzione letteraria. Per il resto, è decisamente un libro da “meh…”, uno di quelli che riesci solo a capire che non ti sono piaciuti. Infatti sarebbe un ombrellino e mezzo… si salva in corner perché è ambientato a Londra 😆

La mia tessera del Domino si chiude qui, ma vi lascio il calendario per non perdere le altre tappe!

Passate una buona giornata! Federica 💋

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