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Christmas Wedding Planner

Ciao a tutti!

Eccomi di nuovo con le recensioni natalizie! E si ritorna con un film made by Netflix (che potevano anche non fare!)!


Titolo Matrimonio sulla neve Titolo originale Christmas Wedding Planner Regia Justin G. Dyck Anno 2017 Genere Commedia romantica Lingua Inglese Paese di produzione Stati Uniti d’America Soggetto Justin G. Dyck Sceneggiatura Keith Cooper, Rebecca Lamarche Cast Jocelyn Hudon, Stephen Huszar, Kelly Rutherford, Rebecca Dalton, Eric Hicks, Joey Fatone, Melinda Shankar, Gabrielle Graham, Samantha Helt, Ted Atherton, Celeste Desjardins, Joseph Cannata, Meghan Heffern, Mélanie St-Pierre, Taylor David, Severn Thompson, Brian Scott Carleton, Michael Romano



L’arrivo di un affascinante investigatore privato che deve rovinare uno dei suoi incarichi più importanti, sconvolge il mondo di una wedding planner.



Kelsey vuole diventare una Wedding planner e per iniziare la sua attività non esiste occasione migliore se non quella del matrimonio di sua cugina Emily.

Ma i preparativi, quasi giunti alla fine, subiscono una svolta imprevista all’arrivo di Connor, misterioso ex di Emily che sembra avere intenzione di rovinare la festa, tutto solo con la scusa di essere stato chiamato per quello. Perché lui è un investigatore privato che qualcuno lo ha assunto per indagare su Todd, il fantastico, meraviglioso e perfetto futuro sposo. E Kesey, dapprima scettica, si ritrova ad aiutarlo per scoprire se i suoi sospetti sono reali oppure no, per capire se quello che ha visto con i suoi occhi è solo un fraintendimento oppure c’è qualcosa sotto che Emily deve assolutamente sapere. Fin qui, cioè a un quarto d’ora dall’inizio, la trama sembrava carina, scontata certo, però la classica commedia rosa a sfondo natalizio. Peccato che, dopo la svolta che dovrebbe portare alla parte centrale del film (l’indagine e la collaborazione tra Connor e Kesey),

il tutto scade nella più piatta sequela di stereotipi mai vista. Già ce n’erano, della zia esigente e un po’… Beh stronza, al pasticcere così perfezionista e pignolo da rasentare la sociopatia (per non parlare delle tre damigelle d’onore, definite “la gelosa”, “l’acida” e “la maldestra”), però diventano il fulcro attorno al quale ruota il film, accompagnato da una recitazione che, tanto nelle azioni quanto nei dialoghi, sfiora l’assurdo. E questo è evidente soprattutto nel personaggio di Connor, l’uomo che dovrebbe essere il figo della situazione ma che a conti fatti appare sempre o con una faccia da scemo (poco adatta al lavoro che dice di fare) o con l’espressione da cucciolo bisognoso d’affetto, con tanto di occhi lucidi. Gli mancava il naso umido e il quadro canino sarebbe stato completo… Nota dolente, quanto apoteosi dell’assurdo, il finale risulta addirittura troppo scontato, melenso fino all’inverosimile e con il classico lieto fine che diventa la dose di zucchero necessaria a dare il colpo di grazia a un film diabetico.

Per la prima volta stavo valutando l’idea di non dare nemmeno un ombrellino… Niente pioggia, nemmeno quella inesistente. Però poi mi son detta che, per l’amore che ho per le giornate di sole, non potevo fare loro un torto simile! Perciò, ecco, il minimo sindacale, però ve lo super, super sconsiglio!

Aaaah… Abbiamo toccato il fondo, ma c’è una consolazione. Dopo, si può solo migliorare!

A domani Federica 💋

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